Comune di Gremiasco - portale istituzionale

La nostra storia

“A Gremiasco non vissero re, nè generali, nè artisti o filosofi… non vi furono battaglie dette storiche, ma si attuò durante i secoli un lavorio per costruire e difendere case, aie, chiese e per formare e consolidare una comunità. La storia di Gremiasco è la storia della sua gente.”

da Angelo Bassi, Storia di un Paese (1987 – Dieffe, Castelnuovo S.)

La storia di Gremiasco inizia dal Guardamonte, il monte dov’è ancora possibile trovare conchiglie ed altri fossili lasciati dal mare quando la zona era pressochè sommersa.
La zona, successivamente dimenticata, venne riscoperta negli anni Cinquanta del Novecento quando due cacciatori sulle tracce di una volpe s’imbatterono casualmente in una grotta piena di cocci di vasellame.
Da lì iniziarono gli studi della Sovrintendenza alle Antichità del Piemonte per gli accertamenti relativi alla datazione del materiale reperito.

Le origini dell’abitato si devono ai Ligures, che iniziarono a costruire casali in luoghi difesi da alture rocciose e dotati di fonti acquifere. Il nome “Gremiasco”, come si nota dalla desinenza in -asco, deriva appunto dall’attinenza con l’acqua.

Al tempo delle invasioni barbariche dei Longobardi, Gremiasco era un caposaldo del corno destro della linea di sbarramento a difesa della Liguria. Testimoni delle antiche vestigia romane sono le mura ancora visibili presso il castello vecchio.

Nel Medio-Evo appaiono i primi documenti ufficiali che citano Gremiasco.
La famiglia di origini viscontee che aveva avuto Gremiasco in feudo dal Vescovo di Tortona si era rifugiata nel nostro paese in seguito all’assedio ed al saccheggio di Tortona da parte di Federico Barbarossa (1155).
Il nostro borgo offriva loro protezione nel Castello costruito alla confluenza del Torrente Curone e del Torrente Dorbida (poi divenuto residenza dei parroci).
Il Barbarossa, in seguito alla conquista di Tortona, ne pretendeva la consegna. Il Vescovo di Tortona si recò dal Papa per tutelare i possessi della chiesa tortonese e ne ottenne una Bolla di conferma nel 1157: è il primo documento che riporta Gremiasco.
Il nome del nostro paese ricompare nel testo di conciliazione che l’Imperatore Federico Barbarossa firma con i Tortonesi nel 1177 in seguito alla Battaglia di Legnano in cui l’Imperatore fu sconfitto dalla Lega Lombarda cui Tortona aveva aderito, restituendo loro i castelli perduti.

Il terzo documento ufficiale in cui ricorre il nome di Gremiasco risale al 1220.
All’epoca il paese, dotato di un castello fortificato e di una torre di guardia (eretta in stile romanico), era un feudo del Comune e del Vescovo di Tortona, città che pur facente parte del Sacro Romano Impero godeva, come altri Comuni, di una certa autonomia. L’Imperatore Federico II pretese l’appoggio della città in caso di guerra coi Milanesi, ma questo fu negato. Allo scoppio della guerra, per mantenere Tortona dalla sua parte, Federico II riconfermò i privilegi concessi dal nonno Federico I.

Con un atto del 1358 la famiglia dei Gremiasco che reggeva il feudo lo cede ai Marchesi Malaspina.
Questi vi costruiscono un secondo Castello, dotato di una robusta torre che ospitò le carceri, da adibire a Palazzo di Giustizia, a Residenza del Principe, oppure a sede del Commissario e della sua Curia.

Nel 1495 i Malaspina vendono i loro possedimenti gremiaschesi ai genovesi Fieschi, nella persona di Gian Luigi II Fieschi detto il Grande.
I suoi discendenti, in seguito al fallimento della congiura contro i Doria ordita e capeggiata da Gian Luigi III nel 1547, dovettero rifugiarsi in Francia: processati in contumacia, la sentenza decretò il passaggio dei loro possedimenti al Fisco Imperiale, e successivamente ai Doria (l’investitura imperiale avvenne nel 1565).

Nel XVII secolo Gremiasco si trova sulla celebre Via dei Feudi Imperiali, detta anche Strada del Sale. Su questa transitavano derrate e cereali provenienti dalla Pianura Padana e destinate alla Liguria.
Il nostro borgo aveva la fortuna di trovarsi a metà strada tra i due grandi capoluoghi, Genova e Milano, e anche piuttosto vicino a Piacenza.
Era quindi una zona importante dal punto di vista economico e strategico che per questo motivo faceva gola a molti.
I Doria, con l’appoggio del Sacro Romano Imperatore, ebbero a scontrarsi con gli eredi Fieschi che trovavano appoggio nella Francia del Re Sole Luigi XIV.
Vennero in seguito riconosciuti i diritti dei Doria su questi possedimenti, diritti che mantennero a lungo, fino alla soppressione dei feudi. Nel corso degli anni parecchi dei loro beni, tra cui il Castello, furono venduti a privati.

Il Trattato di Vienna del 1738 sanciva la cessione alla Casa di Savoia della Provincia Tortonese “come posseduta da S.M. Imperiale”. I Doria intendevano mantenere il possesso della zona di Gremiasco e di altri comuni della zona, rifacendosi al contratto di affrancamento del 1692, ancora valido.
La guerra vide le truppe piemontesi in paese, praticamente ignorate dalla popolazione gremiaschese che le considerava del tutto estranee.
La pace, come spesso avveniva al tempo, si compì con le nozze tra Andrea IV Doria e la Principessa Leopoldina di Savoia-Carignano nel 1767: Gremiasco diventava piemontese ed i Doria restavano i padroni del feudo.

Nel 1796, con il Trattato di Cherasco, Napoleone Bonaparte si fa assegnare tutto il territorio piemontese ed abolisce il sistema feudale.
Il Principe Andrea IV Doria lasciò quindi Gremiasco: al suo posto s’insediò un Commissario che aveva comunque il compito di incassare i tributi dovuti al Principe.
Gremiasco presentò richiesta di affrancamento alla Municipalità di Tortona: in questo documento del 1799 compare per la prima volte l’appellativo di Sindaco.
Sotto Napoleone termina il periodo di fiorente commercio che avveniva sulla Via dei Feudi Imperiali: è un momento triste perché l’agricoltura di Gremiasco, mai redditizia, ora addirittura non basta a soddisfare il bisogno della popolazione; a questo si aggiunge un generale decadimento di strade e strutture.

Alla caduta di Napoleone, il Congresso di Vienna (1815) riassegna il Piemonte ai Savoia, così Gremiasco e la Val Curone tornano sotto il dominio sabaudo.
Con atto ufficiale in data 18 Gennaio 1816, Gremiasco diventa un Comune con un Sindaco.

Il XIX secolo, se vide l’abbandono della Via dei Feudi (riscoperta solo dopo la II Guerra Mondiale per rifornire la Liguria di derrate alimentari provenienti dalla Lombardia e dal Piacentino) e lo scoppio di due epidemie di colera, portò delle migliorie all’abitato ed alla zona di Gremiasco: furono attuate misure per l’istruzione pubblica e vennoro costruiti la strada provinciale e comunale e soprattutto il ponte.
In questo periodo vengono istituite scuole nel capoluogo e nelle frazioni Castagnola e Musigliano.

Nel Novecento l’opera di un benefattore, il Cavaliere Bonfiglio Dusio (cui è intitolata la principale via del paese) legò la sua eredità alla costruzione dell’asilo infantile, che fu realizzata con l’abbattimento di un’ala del Castello: la Scuola dell’Infanzia di Gremiasco è tuttora attiva e frequentata da bimbi provenienti anche dai paesi vicini.

Gremiasco rimase Comune fino all’epoca fascista in cui venne annesso a San Sebastiano.
Nel 1948 riacquistò l’indipendenza.

Fonte: Don Angelo Bassi, Arciprete di Gremiasco 1947-2008
“Storia di un Paese”
(1987 – Dieffe, Castelnuovo S.)

 

IL GONFALONE COMUNALE

Il Gonfalone Comunale riporta parte dello Stemma Gentilizio della famiglia dei Colombassi, che presero il nome dall’agglomerato avuto in feudo agli inizi del XII secolo: vi era uno scudo di fondo rosso, attraversato obliquamente da una banda nera accostata a due gigli bianchi.

E’ possibile, poi, notare l’albero e le spighe, che simboleggiano le attività della valle.
A fianco, la torre intorno alla quale il paese sorse e progredì.
La stella che sovrasta il tutto rappresenta la luce religiosa che ne fu la guida.

 

PERSONAGGI STORICI

Gremiasco ricorda tra i suoi benemeriti cittadini il Cav. Bonfiglio Dusio, cui sono intitolate la principale via del Centro Storico e la Scuola Materna.
In un paese rurale, in una società agricola e principalmente illetterata, il Cav. Dusio operò per la diffusione dell’alfabetizzazione e dell’istruzione, legando la sua eredità alla costruzione dell’Asilo Infantile che venne realizzato abbattendo un’ala del vecchio castello dei Malaspina.

Come dimenticare, poi, che il paese, fino al 2008, vantava come parroco un appassionato storico come Mons. Angelo Bassi.
Nato a Cusinasco di Monleale (AL) il 31 Marzo 1914, ha frequentato gli studi classici e teologici a Tortona, prima alunno e poi amico dello storico C. Goggi.
Ha svolto otto anni di attività pastorale e scolastica in alta Val Borbera e Trebbia, dove, sotto il regime fascista, ha ricevuto una denuncia all’OVRA, il tribunale del partito.
Al termine del periodo bellico tra partigiani e Tedeschi, si è guadagnato un Attestato Militare di Combattente per la Libertà.
Diventato Arciprete di Gremiasco nel 1947, vi ricoprì anche la carica di maestro elementare.
Ha compiuto parecchi viaggi in Paesi diversi, con provvidenziali soste specialmente tra i missionari dell’Africa (Burundi) e tra gli emigrati dell’America.
Nel 1996 è diventato Cappellano di Sua Santità Giovanni Paolo II.
Per l’opera compiuta a tutela di una famiglia di ebrei durante le rappresaglie naziste nella Seconda Guerra Mondiale, nel 2004 è stato insignito del titolo di Giusto tra le Nazioni dal Rabbino Capo di Gerusalemme.
Amante di storia locale e buon frequentatore di Archivi Parrocchiali e Regionali, ha all’attivo cinque libri:

  • “Storia di Un Paese” (Ed. DIEFFE – Castelnuovo Scrivia, 1987)
  • “Storie della Val Curone” (Ed. Guardamagna – Varzi, 1997)
  • “Parroci e Partigiani dei nostri Colli” (Ed. Pro Julia – Tortona, 2002)
  • “La Battaglia di Garbagna” (Ed. Guardamagna – Varzi, 2003)
  • “Parroci, Partigiani ed Ebrei sui nostri monti” (Ed. Guardamagna – Varzi, 2004)

Ritiratosi nel 2008 dalla conduzione della Parrocchia, e lasciandone la guida a Don Luigi Bernini, si è spento a Novembre 2012.

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Dipende da: Il territorio
Ultima modifica: 24 Maggio 2019 alle 09:40
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